Rincasare

Come imbandire una tavola di specchi, senza poter annoverare i gesti che nel compierli si sommano si moltiplicano e tu sei sempre una.

Come finalmente diventare me, staccandomi dal dove e dai quando e ancor più dai se.

Lentamente rinasco.

Come pensare di avere un polso soltanto, il battito lì nasce e muore, ma io di polsi ne ho due.

Come incappare in un nodo e studiarlo e rompersi le mani e sudare e sanguinare e con precisione scioglierlo.

Per il mio tempo spezzato dal mio troppo dolore, per il mio senno che infine mi ha guarita, per questo inverno durato mille estati.

E per me, per il mio pezzo di storia in fiamme che ho lasciato bruciare, per l’invenzione del vivere che tanto mi si addice.

E per domani, che mai più vorrò confondere con oggi senza aver visto l’oggi finire con gloria.

Sui miei piedi tutta intera, torno a casa.

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Amo ergo Sum

“No one said that that time would come
To finish what’s begun” (Calexico, Low expectations)

Perifrasi che vanno avanti per giorni e non solo, distanze che si allungano e poi si accorciano per poi allungarsi ancora e così all’infinito. Tende che si muovono con l’aria della sera, prendono a schiaffi tutti, le zanzare la nostra giornata, prendono a schiaffi anche noi. Le porte che si chiudono dietro i nostri passi, a volte lo so, che rimango fuori. A pensare a quelle volte in cui ero dentro con te a vivere un amore in cui d’amore non s’è parlato mai. La forza è stata rimanere, esserci, proteggerci l’un l’altro per non farci male senza tagliarci con quelle lame tremende che sono le parole; dette e ancor peggio quelle non dette.
C’è stato un tempo che è stato solo nostro, l’abbiamo reso creta.
E un tempo che è corso via mentre lo guardavamo da lontano come si fa coi bambini che esplorano il mondo.
Questo è il tempo sospeso, in cui si fatica a ricordare che si cammina anche da soli. E’ il tempo che precede gli addii o i ritorni ad un amore più reale. Se solo lo sapessimo, non lo vivremmo mai.
Ma questo è il bello, che come ogni autentica bellezza sa essere crudele.

 

(non si ride mai,oh)

“Ciao, come stai
il tuo cuore lo sento
i tuoi occhi così belli non li ho visti mai” (Lucio Dalla, Futura)

E allora io mi invento un altro cuore, uno in aggiunta a questo che ho già. Uno che pensi a te, uno che pensi a me. Ecco cosa faccio; raddoppio le risorse per vedere nel buio e mi aspetto che la luce presto o tardi si riaccenda, ma senza aspettare.
Così mi invento un altro cuore, e ogni giorno da adesso in poi mi sveglierò e ne avrò due. Uno per sopportare e l’altro per proporre. Uno che batta il tempo del respiro e l’altro che respiri.
Immagino di avere una scorta di energia, che mi permetta di sedermi un secondo a contemplare e poi subito ripartire. Che il tempo non torna indietro mai.
A volte ci ammaliamo perché un cuore non basta, ha bisogno di un gemello. Per questo forse ricerchiamo il cuore degli altri e se non lo troviamo ritorniamo in cerca e quando lo troviamo ci fermiamo e quando lo perdiamo ci sembra di perdere anche il nostro, di cuore. Di inciampare sui nostri stessi piedi, di non avere chiara la strada da fare ma sappiamo benissimo da che parte cominciare, è solo che non vogliamo andare.
Perché ogni partenza riporta indietro o porta lontano, impossibile distinguerle, è così che più di tutto non riusciamo a partire.
E anche perché a volte gli amori rimangono, siamo noi che andiamo.

 

 

Di ritorno

Come sbucciarsi le ginocchia sull’asfalto, e ripetersi che tutto andrà bene che basterà un soffio o la parola di una madre o solo fare più attenzione. Che poi l’attenzione, ecco proprio quella, non sai mai quanta ne basti e se poi ce ne metti troppa, allora si che c’è da penare, ben di più che per due ginocchia sbucciate.
Tu però alzati, rimettiti sempre all’impiedi o se più di tutto vuoi stare a terra, stacci almeno con il naso all’insù, non perderti neanche una goccia di pioggia, o il primo raggio di un mattino o una mano che si tende e ti tira forte, così tanto che non farai resistenza, così forte che ti sembrerà esser la tua.
C’è sempre un pensiero che nel tempo ritorna, è come un ricordo che non sapevi di avere, come le righe di A e B che hai scritto alle elementari; ti dice eccoti finalmente sei qui, hai risolto l’equazione, messo la giusta chiave nella giusta toppa, incartato il regalo perfetto anche senza un fiocco, spento le candeline che subito si sono riaccese.
Un pensiero che è come uno scherzo ma di quelli belli che fanno ridere senza deridere mai, come una frase che non ha negazioni, come un’intera casa ancora tutta da arredare, come il giorno in cui sei nato che se anche hai pianto, tutti erano felici.

Ora come ora

Un giorno un’ora siamo stati qualcosa. Un anno un tocco una vita fa. Aprire la porta ogni sera guardarci nelle nostre case indossare i nostri colori le nostre libertà.
Che farne del tempo vero ci piaceva giocarci e lui è fuggito ci ha lasciati senza, immobili fissi stanziali.
Abbiamo scalato una montagna, nel punto esatto in cui braccia e gambe si spezzano e il fiato si fa corto ci siamo visti ridere e ridere ancora, vicini in mezzo al ghiaccio, vero e inespugnabile come noi
Oggi ti guardo e sono felice; di riaffamare il mio cuore e passare nuove lune e aggiustare vecchi orologi che non funzionavano più.
Non esiste giorno in cui io non sia mia e di un angolo di te. Non esiste cerchio che si chiuda senza comprenderci entrambi. Non esisto io senza esser stata tua non esisti tu senza avermi detto si.
Abbiamo scalato una montagna io e te, ora come il giorno in cui ti ho odiato ora come il tempo che abbiamo sospeso ora come ora che ti dico ricorda, non ti distrarre tieni gli occhi ben aperti non ti piegare a nessun gioco e dai sempre il giusto peso.
Il nostro tempo non era quello ma questo qui.

il mio senz’altro sei tu

Ho capito l’essere in due quel giorno che mi aspettavi seduto alla nostra panchina, che ovvio non era nostra, e mi avevi preparato un panino col prosciutto, che tu proprio lo sai quanto il prosciutto cotto sia importante per me. Ci avevi messo anche l’insalata, solo quella, una foglia di morbido verde tra una fetta e l’altra. Forse quell’insalata era il tuo amore, una scelta, una responsabilità.
Ti avevo atteso poco tempo, poco nell’arco di una vita intera, e ora che il tempo si è rifatto vivo, io non ho atteso che me. Il tuo cuore è bastato per due, anche se te l’avevano operato tu hai vinto sulle sue cicatrici e io ho vinto te, perché combattere l’avevi dovuto fare da solo.
Non ho visto mai così tanta bellezza come dentro quei tuoi occhi, forse perché la capivo e non mi faceva paura, o perché se tu mi guardavi io guardavo te, c’era sempre un viceversa, come l’essere in due.
E’ impagabile quello che ho imparato, e la musica che abbiamo cantato e i chilometri che abbiamo corso, avevamo la fretta di vivere, che male c’era. Non esiste un tempo che sia stato senza di noi, neanche il presente. E per il domani, il mio senz’altro sei tu.