On Air: Iron & Wine

Si ripercorre avanti e indietro, la strada degli sbagli. C’è un efficientissimo servizio navetta che ti porta dove vuoi, tu sali sopra con la tua borsa piena di libri e la tua musica nelle cuffie e lui ti lascia esattamente dove non dovresti essere, e ti fa scendere proprio quando inizia a piovere e tu sei lo stupido senza ombrello, o quando il sole è allo zenit mentre indossi il tuo miglior maglione. E’ difficile trovare posto a sedere, vi avverto, il percorso è tortuoso e la gente sembra non sapere esattamente quale sarà la sua fermata, cosicchè, di tanto in tanto, gruppi di autonomi si accrocchiano davanti alle porte, si guardano intorno sperando in un cenno, ma la gente che sbaglia è così impassibile, si fa solitamente i cazzi suoi. Ci sarete saliti tutti, almeno una volta, e chissà se ci siamo incontrati a qualche fermata, chissà. Io ho fatto pure un concorso per conducenti, qualche tempo fa, ma è un mondo sessista, peccato, e le donne non ce le vogliono; a lamentarsi tutto il tempo che hanno dormito male o hanno il mal di testa o, come dice Paolo Conte, devono fare la pipì. Ma è questo che vi volevo dire: ad un certo punto, dopo il parco dai grandi alberi coi fiori bianchi, la strada fa una curva a sinistra e dovunque voi siate seduti o collocati, non c’è visuale. Una volta, proprio sulla curva, c’era un fermata, che potevi anche non prenotare, perchè la navetta finiva che si fermava sempre, anche se non scendeva mai nessuno. Era il punto migliore per finire la corsa, si poteva tornare indietro a piedi senza incontrare gran traffico e ti restava ancora un bel po’ di batteria per sentire buona musica. Avevi il sole alle spalle e un caffè ristretto ad aspettarti a casa. Poi quella fermata l’hanno tolta e non c’è altro modo, bisogna fare per forza la curva, accecarsi col sole che non ti sta a guardare davvero e scendere dove scendono tutti, perchè lì finisce la linea e se vuoi devi salire su un’altra. La strada è una sola ma i mezzi sono tanti, come la metro, come la vita. Io l’ho ripercorsa avanti e indietro quella strada, ma di mezzo ne ho sempre preso uno solo e più che uno era mezzo, questo lo so. C’è sempre gente che va e torna, con un’altra faccia e un altro fiato, e non fa che girare e girare e girare. Mi sa che mi costruirò un altro castello di carte, proprio sulla strada. Sembra essere l’unico posto al mondo in cui rimangano in piedi. Io ne ho già ben più di uno e sulla cima c’è sempre l’Asso di Cuori.

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4 thoughts on “On Air: Iron & Wine

  1. La vedi in alto sopra le porte a soffietto, vicino al campanello (rotto) per prenotare la fermata. Quella targa in ottone un pò ossidata, con una bella scritta incisa a caldo, caratteri eleganti, d’altri tempi?
    C’è sopra il mio nome e la scritta dice “Con sempiterna gratitudine”.
    Già.

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