On Air: Butcher Boy – React or Die

Ieri mattina, approfittando della giornata di riposo da lavoro, che ancora faccio fatica a crederci, non mi andava di ciondolare qua e là tra una stanza e l’altra (poche) della mia casa in affitto, così sfidando la temperatura anti primaverile e la prevedibile pazzia dell’aprile che finiva, sono uscita per camminare senza una precisa meta, lo scopo era non stare dietro ai miei pensieri confusi ma guardarmi fuori.

 Torino in questi giorni ha tutta l’aria di una signora perbene appena uscita dal parrucchiere, con la piega ben fatta gonfiata dall’umidità, soldi sprecati a farsi bella per nessuno che sappia apprezzare. Come quando ero bambina ho sbirciato le vetrine, osservato la gente al mercato che tentava di scegliere la verdura migliore al prezzo migliore, rimediato qualche sorriso da passanti sconosciuti e cercato di tenere alto il mento, con la mia solita postura, mani in tasca e sciarpa al collo, di chi sa il fatto suo, il fatto mio. Girato l’angolo di una delle mille viette solitarie quasi vado a sbattere contro un signore che esce da un negozio, chiedo scusa, sento no scusi lei signorina, e mi riavvio. Ma girandomi a guardare leggo: RICAMBI. Vendo e compro pezzi. Tornando verso casa non riuscivo a smettere di pensarci su. Mi girava nella testa la quantità di cose che nella mia fantasia avrei potuto vendere a quel negoziante così vecchia maniera, perchè alla fine di tutto ci sono così pochi pezzi fondamentali nelle cose, più frequentemente ogni aggeggio funziona di per sè e con un ricambio come si deve sembra essere lo stesso anche se non lo è più.  Sembra scontato pensare che ci sia un solo modo di far funzionare un meccanismo complesso, e che quel modo sia mantenerne integre le condizioni di partenza, destinarlo all’uso comune, non separarlo dai suoi pezzi originari. E invece no, staccarne una parte, sostituirla con un’altra di simili fattura e caratteristiche non ne preclude mai il funzionamento. Così accade per le cose, e per le persone, e così accade anche per me. Credo, a questo punto, di aver fatto buoni affari.

(Uno dei pezzi originari è saltato quella volta che sono stata 4 ore di una serata ad aspettare sotto un portone qualcuno che non sapeva fossi lì. Ero così giovane e faceva così freddo. Poi, quand’è sceso, mi ha stretta a sè e mi ha detto non dovresti essere qui. Vedete? I meccanismi complessi continuano a funzionare anche se ne manca una parte, che la si voglia, un giorno, sostituire o no.)

(E come dice Frassica: “Sagittario: avete stoffa da vendere. Cancro: avete stoffa da comperare.”)

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