E chi può dirlo

E’ da un po’ di tempo che mi sento dire da amici vari che dovrei propormi come speaker alla radio. Non so se è perchè sono un cesso ed è perciò meglio che non mi si veda in video o perchè si creda davvero nelle mie potenzialità. Persino un ragazzo semi sconosciuto che la radio la fa sul serio mi ha detto sai che tu funzioneresti proprio bene? Per la gioia di voi lettori, a questo punto, non enumererò tutta una serie di attività che, nel corso dei miei folti 35 anni, ho intrapreso con moderato entusiasmo e una qualsivoglia forma di successo, mai una sola volta portate a termine. A partire dalle gare sportive del liceo sino alla tessitura con telaio (alla maniera di Sheldon Cooper) non mi è riuscito di appassionarmi veramente a qualcosa che si  dovesse ripetere con costanza ed impegno. Dalla meteoropatia spicciola alla somatizzazione di ansie vera e propria, ho trovato assai facilmente un motivo per mollare, attività in cui sono chiaramente diventata infallibile e insfidabile, un po’ come il buon Neffa ai tempi del free style. Adesso ve la dico tutta, in modo che non ci siano dubbi sul mio pensiero. E’ l’insicurezza che la frega davvero, una come me, come quelli che salgono sull’aereo e appena sono in volo, si fissano sull’essere sospesi in aria e sulla possibilità di cadere. E seppure io sull’aereo mi sia fatta sempre delle grandi dormite, non mi riesce, di fronte ad un pubblico, di non pensare che mi schianterò al suolo. Ecco, l’hoddetto. Ma tutta questa fiducia nei miei confronti, neanche a dirlo, mi intenerisce e inorgoglisce, e mi piacerebbe tanto dimostrare che si sbagliano, che no, alla radio sono una maledetta frana, che faccio le battute e nessuno ride e poi blatero a vanvera e così via. Oppure che potrei diventare come quella fulminata che metteva i video su youtube per dire alla gente come si doveva truccare e ora c’ha pure un programma in tele, che poi alla fine non lo guarda nessuno, ma come si fa, dico io. Che non voglio proprio finire così, col sedere grosso a far vedere quanto sono figa truccata e poi appena mi strucco la gente se la ride sul divano e vede solo più che tengo il culone. Eddai, su. O ancora peggio che poi magari mi si vede in giro per torino e uno pensa, ah beh certo che fa la radio, di persona nun se po’ guardà. Ma alla fine, chi può dirlo, magari mi farò convincere e scoprirò che sono brava, che avevano ragione su di me, che funziono, e che forse era meglio pensarci prima. Ma come mi diceva mia mamma, domani, sempre domani. Ci sono cose che non cambiano mai, e cose che, invece, quando cambiano è molto meglio, e succede tutte le volte che capisci che, in fondo, lo sapevi già. Ma questa è un’altra storia e non ve la racconto adesso, che altrimenti poi iniziate tutti a pensare che è meglio se la smetto di scrivere e poi finisce che mi tocca davvero di fare la radio.

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14 thoughts on “E chi può dirlo

  1. “L’hoddetto” piace parecchio.
    Per me non devi fare la radio, devi fare LE radio, tante, perchè ormai costano poco.

    Ok, la pianto.
    Non parlare in un microfono, scrivi, molto.
    Ci sai fare.

  2. Secondo me dovresti dipingere dei quadri, per poi invitare degli ospiti famosi nella tua trasmissione radiofonica (un parterre degno di un programma di Paolo Limiti) con il compito di dare un nome alle tue opere. Che tanto il pubblico mica le può vedere.

  3. ma anche secondo me riusciresti bene in radio dai, hai una voce che s’addice! E dico sul serio eh, me ne sono accorto subito. Cioè, non mi sono messo lì a pensare “cavolo, questa dovrebbe lavorare in radio”, però se mi ci fai pensare, la cosa ti riuscirebbe bene.
    Comunque w neffa e i messaggeri.

  4. ne varrebbe la pena solo per rispondere male a chi chiede di poter dedicare una canzone.
    Oh succede pure nelle radio “serie”, sì, succede.

    Tra l’altro io chiamai in radio per chiedere una dedica solo una volta, a 16 anni.
    Chiesi un pezzo di Bob Marley dedicato a una ragazza che non esisteva.
    Sì mica io ho problemi solo di recente.

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