Rocce, coperte di muschio, campi tutt’intorno


La vista è sul mare, una passeggiata solitaria, i ricordi spesi di un’estate. Il vento lascia svegli i pensieri, lo vedo al di là delle finestre, far roteare le foglie, mulinelli di sabbia in volo, l’incedere regale di un inverno così mite.
Oltre l’acqua, che ha memoria di piogge, fintanto che arrivano gli occhi e anche di più, e ancora, una terra che solo si immagina, non si vede, non si scorge. Potrei uscire, lo so bene; buttarmi senza saggezza a muso duro, anticipare cosa, chi, se. E invece scelgo, e resto qui. Con la primavera e l’attesa ci costruisco un futuro, qualcosa cui andare incontro, qualcuno da incontrare. La sabbia che sfugge, mi dico, finisce in castelli; non sono di carte, e nemmeno in concorso.
Attraversato il vetro, ecco, lo sguardo è già fuori: scruta impreciso, rivede anche ieri. Le mascelle serrate, a pentirsi e a perdonare, da prima incrociate le braccia e poi è l’istante dopo, un segno che è resa.
Mi piace pensare che non sia tutto qui, perchè c’è da diventare, evolvere, sapere. Imbeccare un evento, distinguerne il carato. Riacciuffare il proprio passo e riportarsi a terra ferma; sfoggiare abiti eleganti perchè non si è dovuto nuotare.

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