So close (and more) (and more)

Accade che dimentico, anche se non voglio, io dimentico.
E’ un bene per me. E’ un bene e basta.
Me ne preoccupo, a volte, perchè mi piace r i c o r d a r e
ma il ricordo è un compromesso, ed è senza badare.
Va bene così, ci rivediamo col sole
di mattina, stropicciati e coi piedi caldi
manifestando sbadigli, quando non c’è da parlare.
ti amavo e ti amo
ora ancora di più
da quando il tuo amore sgambetta
e mette i denti nel sonno.

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Rispostando

E io leggo, rileggo; proprio ora che è il tempo di riscrivere. Svernare, levare le orecchie alle pagine dei libri, cancellare i segni di matita.
Come quella classifica delle 5 canzoni super che avevo fatto per il mio amico Plinio che rilette oggi mi hanno dato un senso di vecchio e di smarrimento, come qualcosa di perso, qualcosa di trapassato, qualcosa che non è più mio. Così io l’ho rifatta, era l’unica rimedio, non si può stare lì a guardare inerti una cosa che ci appartiene mentre invecchia, bisogna dargli aiuto, bisogna svecchiarla.
L’avevo detto io, una volta, che le cose non durano, e lo so, lo so che è un concetto depresso, ma è così, è tutto vero. Il cibo nel piatto, il semaforo rosso, il bucato steso, il tumulto, l’avversione, la verità. Ci si deve sempre riaggiornare in fin dei conti, ridirsi le cose, ripromettere.
Ed è qui che sono io, nell’istante in cui ti ho detto che mi troverai e che ti basterà cercare senza fatica, ferma su un piede a decidere il passo, ristretta, rinnovata, in partenza.
L’avevo detto io, una volta, che qualcosa trapassa il tempo, e lo so, lo so che non è  elementare, ma è così, puoi scommetterci. Il ghiaccio, le macchie di fragola e di vino, le immagini di noi bambini, la forza, il risveglio, l’attesa.
Ci si deve accasare per bene tra le cose che resistono, ribaltare i pensieri, renderli buoni.
Ci si deve accasare sul serio, in un solido cuore e in un paio di braccia.

Distanze (ma poi chissà e chi lo sa magari si magari ma)

 

E’ stato così che poi ho visto l’alba
al profumo di caffè caldo e potenti ricordi
l’alba senza la notte, l’alba senza il vino
col cappello calato sugli occhi al freddo lì fuori.
Ci sono andata da sola a cercare di parlare
meno orecchi meno mani meno sogni un unico se
il mio passo al risuonare del mio passo
il mio cuore al cospetto del mio cuore.
Un germoglio cercato per tempo, rapito ai padroni
un chiodo fisso di stracci e pulizie di primavera
sapevo di averlo quel battito al polso
sapevo di fermarlo quando ne avessi avuto forza.
E’ stato così che ho incontrato l’alba
sorpresa come me ad osservarmi non cadere
l’alba senza sonno, l’alba senza un dono
un ritorno felice, voltate le spalle, per di là.