Di ritorno

Come sbucciarsi le ginocchia sull’asfalto, e ripetersi che tutto andrà bene che basterà un soffio o la parola di una madre o solo fare più attenzione. Che poi l’attenzione, ecco proprio quella, non sai mai quanta ne basti e se poi ce ne metti troppa, allora si che c’è da penare, ben di più che per due ginocchia sbucciate.
Tu però alzati, rimettiti sempre all’impiedi o se più di tutto vuoi stare a terra, stacci almeno con il naso all’insù, non perderti neanche una goccia di pioggia, o il primo raggio di un mattino o una mano che si tende e ti tira forte, così tanto che non farai resistenza, così forte che ti sembrerà esser la tua.
C’è sempre un pensiero che nel tempo ritorna, è come un ricordo che non sapevi di avere, come le righe di A e B che hai scritto alle elementari; ti dice eccoti finalmente sei qui, hai risolto l’equazione, messo la giusta chiave nella giusta toppa, incartato il regalo perfetto anche senza un fiocco, spento le candeline che subito si sono riaccese.
Un pensiero che è come uno scherzo ma di quelli belli che fanno ridere senza deridere mai, come una frase che non ha negazioni, come un’intera casa ancora tutta da arredare, come il giorno in cui sei nato che se anche hai pianto, tutti erano felici.

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