il mio senz’altro sei tu

Ho capito l’essere in due quel giorno che mi aspettavi seduto alla nostra panchina, che ovvio non era nostra, e mi avevi preparato un panino col prosciutto, che tu proprio lo sai quanto il prosciutto cotto sia importante per me. Ci avevi messo anche l’insalata, solo quella, una foglia di morbido verde tra una fetta e l’altra. Forse quell’insalata era il tuo amore, una scelta, una responsabilità.
Ti avevo atteso poco tempo, poco nell’arco di una vita intera, e ora che il tempo si è rifatto vivo, io non ho atteso che me. Il tuo cuore è bastato per due, anche se te l’avevano operato tu hai vinto sulle sue cicatrici e io ho vinto te, perché combattere l’avevi dovuto fare da solo.
Non ho visto mai così tanta bellezza come dentro quei tuoi occhi, forse perché la capivo e non mi faceva paura, o perché se tu mi guardavi io guardavo te, c’era sempre un viceversa, come l’essere in due.
E’ impagabile quello che ho imparato, e la musica che abbiamo cantato e i chilometri che abbiamo corso, avevamo la fretta di vivere, che male c’era. Non esiste un tempo che sia stato senza di noi, neanche il presente. E per il domani, il mio senz’altro sei tu.

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Ri-Epilogo

Ci siete?
Se ci siete tutti io vado col racconto.
Dunque. Usciamo insieme per un anno. E Fin qui tutto bene. Cioè oddio, tutto bene un cazzo, è di quelle storie che ti fai andare bene perché hai così tanta voglia di una storia che alla fine si, ti va bene anche quella.
Comunque usciamo insieme per un anno. E ogni giorno ci rivediamo a lavoro, seduti nella stessa stanza, inciampiamo l’uno nell’altra. E ci vogliamo bene, giuro che ce ne vogliamo tanto. Solo che lui si sa, non mi ama e chissà, forse nemmeno io amerei lui, se non fosse che ho deciso che lo amo e che ci sto male, si devo starci male per forza.
Quindi come sempre, parto con la mia preferita delle parti, il gioco del Crollatutto.
Inizio a fare domande, così, senza un filo logico o uno spunto qualunque, le butto lì a caso, come fossero frutto di un pensiero momentaneo, e invece ci penso da giorni, mi ci arrovello da settimane. E’ il bello come sempre non sono le domande ma il fatto che le risposte non sono mai quelle che vorrei, perchè è logico, non possono essere quelle giuste, è il gioco del Crollatutto. Il gioco in cui quello che vince è in realtà quello che perde. Solo io potevo metterlo in piedi, cazzo, a suo modo è un marchingegno geniale.
Poi un giorno, non so come, mi guadagno il suo rispetto, forse perchè solo per un attimo ho dimenticato che non devo essere me stessa e sono venuta fuori per quello che sono, errore gravissimo se quello che vuoi è vincere al Crollatutto, l’errore peggiore che si possa fare.
Così ve la faccio breve, nella scioltezza di quasi dodici mesi dodici, filati più o meno lisci tra una nevicata e qualche serata cucinata da lui e qualche serata rovinata da me, arriva l’estate e l’estate si sa, va passata con gli amici.
E poi al ritorno, eccola, una nuova ragazza, un altro nome, una nuova sveglia che non sono io.
E ieri viene fuori che lei ha problemi di salute, che qualche anno fa ha subito un trapianto e ora ogni tanto deve fare delle terapie. Io lui lo vedo, ci parlo, mi racconta. Mi scoppia il cuore dal bene che gli voglio e da quanto tutto questo sia profondamente ingiusto e irregolare e fuori luogo e sti cazzi.
E con il mio cuore colmo di bene e tutta una serie ingombrante di ricordi freschi come le uova sotto i piedi, e le lacrime agli occhi che fingo di collirio, mi viene solo da pensare: non c’è gara con un trapianto, porca puttana, vince lei.
Ed è così che si vince il Crollatutto, quando ti rendi conto che sei crollato anche tu e che quello che sei o sembri, non è nemmeno l’ombra di quello che meriti di essere e quella figa che eri chissà dov’è.

Ebbene si, ho vinto anche questa volta.

Capire i Verdena (Alt. lyrics)

(No one can live in sorrow, Ask all your friends)

Se dovete andare ad un concerto dei Verdena, se lo avete in progetto, se volete farlo prima o poi, voi andateci con il cuore spezzato. Potete avere una speranza di apparizione o epifania o catarsi, è un buon modo, vi assicuro.
Per supportare il buon Plinio vi dirò subito che io i Verdena ovviamente non li capisco, e fanno tutta una serie di cose che solitamente non mi piacciono; troppe distorsioni vocali, nessun tipo di comunicazione e/o interazione, brutti testi, per non esagerare e dire orrendi, perchè dai su, alla fine non è bello scriver male dei Verdena. Ma io questa volta sul prato di Spazio 211 ci ho lasciato un pezzo di magone, attraversato con una lancia trafitto sconnesso sbattezzato. Che certe cose sono molto più forti e ti impressionano maggiormente, quando ti ci avvicini con incoscienza e un briciolo di inconsapevolezza. Ecco tutto. Per il resto bisogna solo ascoltare, stare in piedi farsi venire il mal di schiena, e sentire, per dire una grande banalità che però funziona sempre, essere disposti a sentire.
Poi sinceramente non importa, per questa volta non importa se il giorno dopo non andrete a rispolverarvi tutti gli album dei Verdena nei secoli dei secoli, o se non ricorderete nemmeno una delle canzoni che avete sentito, o se l’unica che sapevate, è proprio quella che non hanno fatto. Cazzo, non importa.
Ti rimane in testa quel gesto isterico di girarti e rigirarti su te stesso senza trovare vie d’uscita, il moto ondoso dell’assenza di cibo e degli attacchi di fame e di altra assenza di cibo e di altri attacchi di fame; il prezzo, sempre alto, di aver vissuto qualcosa di non condiviso, sciupato dalle continue assenze, ridotto a tre parole tre, sboccato e tenace come un’ingiuria.
Andateci con il cuore spezzato, e poi mi dite.

She’s mad but she’s magic

La mia finestra cotta dal sole
frettolosa vendemmia di uve mature
il suono frainteso di un cuore in affitto
rimbambito dal caldo e da un’ombra lontana.
Lascia correre, mi hai detto
ma la corsa non fa per me
io che nelle cose ci nuoto
e a volte ci affogo
e altre ci galleggio.
Lascia correre tu,
posa l’elmo, leva l’ancora
distenditi quieto al sole
che ora lo sai,
non è qui solo per me.

Melatonina (solamente adesso mi sveglio e sento, inesorabilmente passare il tempo)

Dici che questa notte hai deciso di dormir sereno
è questa la tua forza, certe cose tu le decidi
e le fai accadere.
Nel mio sonno intermittente hai un corpo che è solo respiro
con un braccio lungo il fianco
e luce catturata dagli occhi.
Che arrivi la neve e l’inverno e la vertigine
ci svegli per sempre e per sempre non ci voglia
che il mio quarzo si fermi e non ne lasci più passare
mi intralci il passato e se ne prenda un bel pezzo.
Questo è il mio riposo senza doppia mandata
di abbraccio alle siepi che filtrano il giorno pieno
Questo è il compito in lingua antica
il mio saldo e la mia specialità.